Ubriachiamoci di Vita







Non fu l'Amore, No.....

Furono i Sensi, nati pel culto del Sogno

E l'atto rapido, inconsulto, ci parve fonte di Misteri Immensi



Quando saremo due

saremo veglia e sonno

affonderemo nella stessa polpa

come dente di latte ed il suo secondo

saremo due come le acque

le dolci e le salate

come i cieli, del giorno e della notte

due come sono i piedi, gli occhi, i reni

come i tempi del battito

i colpi del respiro

Quando saremo due non avremo metà

saremo un due che non si può dividere con niente

Quando saremo due,

nessuno sarà uno

uno sarà l'uguale di nessuno

e l'unità consisterà nel due

Quando saremo due

cambierà nome pure l'universo

diventerà diverso

venerdì 28 ottobre 2011

Rimango sem­pre di stucco davanti alla libertà delle donne. Noi le vediamo come esseri subal­terni, ci diver­tiamo alle loro futi­lità, le cam­biamo quando ormai sono sciu­pate, e ognuna di loro è capace di coglierci alla sprov­vi­sta, sten­den­doci davanti vastis­simi campi di libertà, come se sotto alla loro obbe­dienza, un’obbedienza che sem­bra cer­care se stessa, costruis­sero le mura di un’indipendenza rude e illi­mi­tata. Dinanzi a que­ste mura noi, che cre­de­vamo di sapere tutto dell’essere infe­riore che a poco a poco abbiamo addo­me­sti­cato o abbiamo tro­vato addo­me­sti­cato, ci ritro­viamo disar­mati, ine­sperti e spa­ven­tati: quel cagno­lino che tanto volen­te­ro­sa­mente si roto­lava per terra, sulla schiena, mostrando il ven­tre, d’un balzo si mette in piedi, fre­mente d’ira, e all’improvviso i suoi occhi ci sono estra­nei, occhi pro­fondi, sfug­genti e iro­ni­ca­mente indif­fe­renti. Quando i poeti roman­tici dice­vano (o dicono ancora) che la donna è una sfinge, ave­vano ragione, che Dio li bene­dica. La donna è la sfinge, e dev’esserlo, per­ché l’uomo si è impa­dro­nito di ogni cono­scenza, di ogni sapere, di ogni potere. Ma tale è la fatuità dell’uomo che alla donna è bastato eri­gere in silen­zio i muri dell’ultimo rifiuto per­ché lui, sdra­iato all’ombra, quasi fosse sdra­iato sotto una penom­bra di pal­pe­bre obbe­dienti, potesse dire, con­vinto: «Non c’è niente al di là di que­sta parete»
José Sara­mago — Manuale di pit­tura e calligrafia

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