Quando mi sollevai vidi che piangeva in silenzio, gli occhi spalancati e il viso immobile. Le lacrime sgorgavano abbondanti.
“Per carità, Pat...”
“Ma io sono felice”
Continuai a guardarla. Era stata una parola sola, ma una parola che non avevo mai udita.
Avevo conosciuto altre donne, ma erano sempre stati incontri fugaci, avventure, ore allegre talvolta, o sere solitarie nel desiderio di fuggire me stesso e la disperazione e il vuoto.
Nè avevo voluto altro, poichè avevo imparato che non si può fidarsi se non di se stessi e tutt’al più di un camerata. Adesso, vedevo che potevo essere qualche cosa per un’altra creatura soltanto per il fatto di essere presente e che quella era felice perchè le stavo accanto. A dirla sembra molto semplice; ma quando ci si pensi, si vede che è una cosa grandiosa e infinita. E’ una cosa che ti può straziare e trasformare. E’ l’amore e tuttavia qualcosa di diverso, qualche cosa per cui si può vivere. Un uomo non può vivere per l’amore, ma può vivere per una creatura.
Volevo rispondere ma non ne fui capace.
E’ difficile trovare le parole quando si ha veramente qualcosa da dire. E persino quando si sanno le parole giuste, ci si vergogna di pronunciarle.
Sono parole che risalgono a secoli passati.
Il nostro tempo non ha ancora trovato le parole per i suoi sentimenti. Il nostro tempo può essere soltanto goliardico: tutto il resto è falso.
“Pat” dissi “mia bimba valorosa...”
E.M.Remarque - "Tre Camerati"

Nessun commento:
Posta un commento