Ubriachiamoci di Vita







Non fu l'Amore, No.....

Furono i Sensi, nati pel culto del Sogno

E l'atto rapido, inconsulto, ci parve fonte di Misteri Immensi



Quando saremo due

saremo veglia e sonno

affonderemo nella stessa polpa

come dente di latte ed il suo secondo

saremo due come le acque

le dolci e le salate

come i cieli, del giorno e della notte

due come sono i piedi, gli occhi, i reni

come i tempi del battito

i colpi del respiro

Quando saremo due non avremo metà

saremo un due che non si può dividere con niente

Quando saremo due,

nessuno sarà uno

uno sarà l'uguale di nessuno

e l'unità consisterà nel due

Quando saremo due

cambierà nome pure l'universo

diventerà diverso

giovedì 29 settembre 2011

“E se l’amore fosse tanto perfetto da fonderci, sarebbe allora come la morte?”
“Forse” dico esitante “ma non sarebbe annientamento. Cosa sia la morte non lo sa nessuno, Isabella. Quindi non la si può paragonare con altro. Certo è che non ci sentiremmo più come due io distinti. Saremmo diventati un nuovo io solitario”
“Allora l’amore deve rimanere sempre imperfetto?”
“Il grado di perfezione che l’amore può raggiungere è sufficiente “dico imprecando contro me stesso, perchè la mia pedanteria da maestro di scuola mi ha trascinato ancora una volta a discutere.
Isabella scuote la testa: “Non sfuggire...L’amore deve essere imperfetto! Ora lo comprendo. Se fosse perfetto si sprigionerebbe un lampo, e poi non vi sarebbe più nulla”
“Ci sarebbe pur sempre qualcosa...ma al di là della nostra conoscenza”
“Come per la morte?”
La guardo: “Chi lo sa?” dico con maggiore cautela, per non eccitarla di più. “Forse la morte ha un nome falso. Ci mostra sempre soltanto una faccia.”.
Il vento lancia di nuovo una folata di pioggia dentro le fronde degli alberi, che la rilanciano su di noi con mani di fantasmi. Isabella tace, poi chiede: “E’ per questo che l’amore è tanto triste?”
“Non è triste. Ci fa tristi. Ci fa tristi, perchè non possiamo nè renderlo perfetto, nè conservarlo”.
Isabella si arresta: “Perchè?” dice con improvvisa violenza “perchè dev’essere così?”
Guardo quel pallido viso: “E’ la felicità “ dico.


Isabella mi fissa gli occhi in volto “Questa è la felicità?”
Confermo con un cenno della testa.
“Non può essere! Questa è infelicità!”
Mi si getta contro e io la stringo. Sento le sue spalle scuotersi sotto i singhiozzi “Non piangere” dico “Dove andiamo a finire, se cominciamo a piangere per cose come questa?”
“E per quali altre cose, allora?”
Già, per quali altri cose? Ecco, per tutte le altre cose, per la miseria di questo maledetto pianeta, ma non per questa cosa. “Non è infelicità, Isabella” dico “E’ la felicità. Siamo noi due che vogliamo darle dei nomi tanto stupidi, come “perfetto” o “imperfetto””.
“No, no!” Isabella scuote violentemente la testa e si lascia consolare. Piange e si aggrappa a me, e io la tengo fra le braccia e sento che io non ho ragione, ma lei, lei che non conosce compromessi, lei che serba ancora acceso in sè, come un lume, il primo e unico perchè, il perchè che esisteva prima che l’essere si frantumasse in una nube di polvere, la prima domanda presentatasi al risveglio dell’Io.
E tuttavia insisto: “Non è infelicità. L’infelicità è ben altra cosa, Isabella”
“Che cosa?”
“L’infelicità non consiste nel fatto che non si possa mai diventare una persona sola. L’infelicità risiede nel doversi continuamente lasciare, ogni giorno, ogni ora. Saperlo e non poterlo impedire.

E’ la cosa più preziosa che ci sia, e ti scivola via fra le dita, e non la puoi trattenere. C’è sempre uno dei due che muore prima, uno che resta indietro”
Isabella alza lo sguardo verso di me “Come si può perdere ciò che non si ha?”
Si può” rispondo amaramente “e come! Molti sono i gradi tra il perdere e l’essere perduti, tra l’abbandonare e l’essere abbandonati, e ciascuno è dolore, e alcuni sono come la morte

E.M.Remarque

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