Ubriachiamoci di Vita







Non fu l'Amore, No.....

Furono i Sensi, nati pel culto del Sogno

E l'atto rapido, inconsulto, ci parve fonte di Misteri Immensi



Quando saremo due

saremo veglia e sonno

affonderemo nella stessa polpa

come dente di latte ed il suo secondo

saremo due come le acque

le dolci e le salate

come i cieli, del giorno e della notte

due come sono i piedi, gli occhi, i reni

come i tempi del battito

i colpi del respiro

Quando saremo due non avremo metà

saremo un due che non si può dividere con niente

Quando saremo due,

nessuno sarà uno

uno sarà l'uguale di nessuno

e l'unità consisterà nel due

Quando saremo due

cambierà nome pure l'universo

diventerà diverso

venerdì 30 settembre 2011

Parole d’amore leggere
Bufera possono diventare


Passione non ha limiti come il mare
Non puoi amare senza annegare


Passione non tiene porto


Se nei suoi occhi hai il mare
d'Amore sei già morto!



Stefano Benni

[...]

La nostra piccola.....

....la immagino così....dagli occhi grandi e profondi come i tuoi, .....uno specchio d'acqua che si lascia attraversare...fino al cuore


TI AMO


SOLO NOI

Se potessi ti comprerei una CASA grande enorme capace di contenere la tua anima e la riempirei con tutti i tuoi sogni grandi e piccoli


Mi stringerai ancora più forte e mi bacerai con tutta l'anima, come se, così facendo, riversassi in me tutto quello che è racchiuso e celato in te, che si aprirà e si svelerà nel mio corpo, piano piano, finché tutto si scioglierà.
-- David Grossman

Vorrei. (Ma anche no)

 


Ci sono giorni in cui non vorrei essere
ciò che sento di essere.
Vorrei potermi guardare allo specchio,
e vedere solo la mia immagine riflessa.

Vorrei confondermi tra la folla,
godendo del nulla.
Senza più nulla vedere, né sentire.
Senza più nulla da dare, né da chiedere.

E ci sono notti in cui non vorrei
avere tutto questo fuoco,
che mi accende violentemente l'anima.
Vorrei poter incatenare i sogni,
i desideri ed i pensieri...
legarli ad una pietra e gettarli giù,
nell'angolo più remoto dell'anima.

Vorrei non avere ali,
e cercare nelle tasche le mie stelle...

Ma al sorgere del sole,
torno a desiderare
di riuscire ancora a desiderare...
 


E torno ad essere semplicemente, profondamente, e inevitabilmente    me stessa.......


Barbara Brussa

Noi siamo fatti così !!!


Pensai che il nostro rapporto somigliava sempre di più ad una trottola. Quando eravamo insieme, avevamo la forza di tenerla in movimento e il risultato erano bellezza e magia e un senso di meraviglia quasi infantile; quando ci separavamo, la rotazione rallentava inevitabilmente. Perdevamo l'equilibrio e diventavamo instabili, e io sapevo che avremmo dovuto trovare un modo per evitare di cadere.
Qualunque cosa ci avesse riservato il destino, mi immaginavo sdraiato a letto al suo fianco alla fine della giornata, mentre parlavamo e ridevamo stretti tra le braccia l'uno dell'altra.

Non è chiedere troppo, giusto? Quando due persone si amano davvero.


-- Nicholas Sparks

giovedì 29 settembre 2011

“E se l’amore fosse tanto perfetto da fonderci, sarebbe allora come la morte?”
“Forse” dico esitante “ma non sarebbe annientamento. Cosa sia la morte non lo sa nessuno, Isabella. Quindi non la si può paragonare con altro. Certo è che non ci sentiremmo più come due io distinti. Saremmo diventati un nuovo io solitario”
“Allora l’amore deve rimanere sempre imperfetto?”
“Il grado di perfezione che l’amore può raggiungere è sufficiente “dico imprecando contro me stesso, perchè la mia pedanteria da maestro di scuola mi ha trascinato ancora una volta a discutere.
Isabella scuote la testa: “Non sfuggire...L’amore deve essere imperfetto! Ora lo comprendo. Se fosse perfetto si sprigionerebbe un lampo, e poi non vi sarebbe più nulla”
“Ci sarebbe pur sempre qualcosa...ma al di là della nostra conoscenza”
“Come per la morte?”
La guardo: “Chi lo sa?” dico con maggiore cautela, per non eccitarla di più. “Forse la morte ha un nome falso. Ci mostra sempre soltanto una faccia.”.
Il vento lancia di nuovo una folata di pioggia dentro le fronde degli alberi, che la rilanciano su di noi con mani di fantasmi. Isabella tace, poi chiede: “E’ per questo che l’amore è tanto triste?”
“Non è triste. Ci fa tristi. Ci fa tristi, perchè non possiamo nè renderlo perfetto, nè conservarlo”.
Isabella si arresta: “Perchè?” dice con improvvisa violenza “perchè dev’essere così?”
Guardo quel pallido viso: “E’ la felicità “ dico.


Isabella mi fissa gli occhi in volto “Questa è la felicità?”
Confermo con un cenno della testa.
“Non può essere! Questa è infelicità!”
Mi si getta contro e io la stringo. Sento le sue spalle scuotersi sotto i singhiozzi “Non piangere” dico “Dove andiamo a finire, se cominciamo a piangere per cose come questa?”
“E per quali altre cose, allora?”
Già, per quali altri cose? Ecco, per tutte le altre cose, per la miseria di questo maledetto pianeta, ma non per questa cosa. “Non è infelicità, Isabella” dico “E’ la felicità. Siamo noi due che vogliamo darle dei nomi tanto stupidi, come “perfetto” o “imperfetto””.
“No, no!” Isabella scuote violentemente la testa e si lascia consolare. Piange e si aggrappa a me, e io la tengo fra le braccia e sento che io non ho ragione, ma lei, lei che non conosce compromessi, lei che serba ancora acceso in sè, come un lume, il primo e unico perchè, il perchè che esisteva prima che l’essere si frantumasse in una nube di polvere, la prima domanda presentatasi al risveglio dell’Io.
E tuttavia insisto: “Non è infelicità. L’infelicità è ben altra cosa, Isabella”
“Che cosa?”
“L’infelicità non consiste nel fatto che non si possa mai diventare una persona sola. L’infelicità risiede nel doversi continuamente lasciare, ogni giorno, ogni ora. Saperlo e non poterlo impedire.

E’ la cosa più preziosa che ci sia, e ti scivola via fra le dita, e non la puoi trattenere. C’è sempre uno dei due che muore prima, uno che resta indietro”
Isabella alza lo sguardo verso di me “Come si può perdere ciò che non si ha?”
Si può” rispondo amaramente “e come! Molti sono i gradi tra il perdere e l’essere perduti, tra l’abbandonare e l’essere abbandonati, e ciascuno è dolore, e alcuni sono come la morte

E.M.Remarque

Hai ascoltato mai


le parole che non ti ho detto
Il silenzio, sai,
certe volte fa più effetto...





Chiudi gli occhi per sentir le mie paure



"Tutto" insegna e "tutto" ha scritto qualcosa...

perfino l'avrebbe potuto... ha fatto la sua parte

Quando mi sollevai vidi che piangeva in silenzio, gli occhi spalancati e il viso immobile. Le lacrime sgorgavano abbondanti.
“Per carità, Pat...”
“Ma io sono felice”
Continuai a guardarla. Era stata una parola sola, ma una parola che non avevo mai udita.

Avevo conosciuto altre donne, ma erano sempre stati incontri fugaci, avventure, ore allegre talvolta, o sere solitarie nel desiderio di fuggire me stesso e la disperazione e il vuoto.

Nè avevo voluto altro, poichè avevo imparato che non si può fidarsi se non di se stessi e tutt’al più di un camerata. Adesso, vedevo che potevo essere qualche cosa per un’altra creatura soltanto per il fatto di essere presente e che quella era felice perchè le stavo accanto. A dirla sembra molto semplice; ma quando ci si pensi, si vede che è una cosa grandiosa e infinita. E’ una cosa che ti può straziare e trasformare. E’ l’amore e tuttavia qualcosa di diverso, qualche cosa per cui si può vivere. Un uomo non può vivere per l’amore, ma può vivere per una creatura.

Volevo rispondere ma non ne fui capace.
E’ difficile trovare le parole quando si ha veramente qualcosa da dire. E persino quando si sanno le parole giuste, ci si vergogna di pronunciarle.
Sono parole che risalgono a secoli passati.
 Il nostro tempo non ha ancora trovato le parole per i suoi sentimenti. Il nostro tempo può essere soltanto goliardico: tutto il resto è falso.
“Pat” dissi “mia bimba valorosa...”

E.M.Remarque - "Tre Camerati"

Ci sono notti che non accadono mai....


"Lui aveva scelto di vivere in superficie, e lei di scendere sempre più in fondo. Il desiderio fondamentale di lui era sfuggire al dolore, quello di lei di affrontare tutto della vita. Invece di uscire dal guscio per affrontare la disintegrazione dei loro rapporti, egli eludeva la verità. Non aveva come lei scoperto che incontrando la persona che si teme d'incontrare, leggendo la lettera che si teme di leggere, dando alla vita l'opportunità di colpire, ci si rende conto che la realtà è meno crudele dell'immaginazione. Immaginare è di gran lunga più terribile della realtà, perché ha luogo nel vuoto e non ha riscontro. Non ci sono mani con cui difendersi in quella camera interna di spettrali torture. Ma nel vivere la realtà dell'atto chiama a raccolta energia, coraggio, braccia e gambe per combattere, così che la guerra quasi diviene una gioia. Combattere un dolore, una perdita, un insulto, una delusione, un tradimento reali, è infinitamente meno difficile che passare una notte insonne a lottare coi fantasmi. L'immaginazione sa meglio della vita inventare torture, perché l'immaginazione è un demone dentro di noi e sa dove colpire, dove ferire. Conosce il punto vulnerabile, mentre la vita no, i nostri amici e amanti no, perché raramente la loro immaginazione è pari al compito."


mercoledì 28 settembre 2011


Per me l'amore è anche questo: stare vicini senza dirsi niente.  
Ci sono dei momenti in cui le parole fanno cilecca, sembrano senza vita in un rapporto d'amore.
-- Dacia Maraini

Come se.....


"Come se, per via di tanti ostacoli, la sua infanzia e la sua adolescenza fossero state dolorose, un pesante incedere sulle stampelle, e si fossero poi improvvisamente trasformate, di notte, in una danza in cui lei aveva scoperto l'aria, lo spazio e la leggerezza della sua natura."

Anais Nin 

 
...............L'amore più bello è quello che risveglia l'anima e che ci fa desiderare di arrivare più in alto, quello che incendia il nostro cuore e porta la pace nella nostra mente.
Nicholas Sparks



Mi domando perchè le decisioni si debbano sempre prendere su due piedi. La risposta è semplice: perchè è così che si decide. Chi si concede del tempo per decidere, sta solo rinviando il momento della decisione, venuto il quale deciderà comunque su due piedi.

E' così che stanno i rapporti tra le persone, anche fra quelle che si conoscono da una vita, ed è per questo che dire o non dire è la stessa cosa, e la sincerità è un incidente e non è nemmeno che faccia così bene come comunemente si pensa.
Parlare non risolve i problemi, semmai gli dà una lisciatina. Non si può fare affidamento sulle parole, e questo è tutto. In certi momenti, quando guardi qualcuno che ti ha detto una cosa che avevi messo da parte convinto che fra voi avesse qualche valore, e ti accorgi che manco se la ricorda, quella cosa, allora pensi che è proprio meglio che lasci perdere e non ci pensi neanche più, capito.

C'è sempre una ragione terra-terra per cui si aspetta. E quella ragione terra-terra, checchè uno dica, è molto più vincolante delle belle tirate interiori sull'intollerabilità dei ritardi. Mica è così semplice dire :"Adesso me ne vado", e andarsene sul serio. 
Se tu vuoi vedere una donna, mettiamo, tanto per fare un esempio a caso, anche se quella ti fa aspettare e la cosa normalmente ti disturba, niente di più facile che l'aspetti ben oltre i tuoi normali limiti di tollerabilità. E benchè a un primo approccio il tuo sembri un tipico caso di sottomissione di maschio a femmina con aspettativa di ribaltamento delle posizioni a breve termine, quello che succede veramente in quella circostanza, quello che stai realmente facendo, è patteggiare con la vita.
Perchè la vita (lo capisci porprio quando aspetti qualcosa o qualcuno che fa tardi) è fatta soprattutto di patteggiamenti....di situazioni in cui - questa è la rivelazione che spiazza- ti scopri capace di una comprensione al ribasso che normalmente non ti spieghi quando la riconosci negli altri.



Diego De Silva - Non avevo capito niente


Poi a un tratto lo videro, sbucando da una curva della strada, e si fermarono e rimasero lì con il vento salato nei capelli perché si erano tolti il cappuccio del giaccone per ascoltare. - Cormac McCarthy



 

.............." quando non ho una buona risposta a domande come queste, vado in un campo vicino a casa mia dove c'è una piccola discarica piena di rottami e migliaia di bottiglie di vetro.


Metto una bottiglia su un sasso e le tiro delle pietre.
Vado avanti così per un'ora o due. Rompo venti, trenta  bottiglie. Mi aiuta.Mi sgombera la mente".




"Ad ogni bottiglia do un nome, non solo nomi di persone,anche di pensieri........
Ed io li mando in frantumi, ...............uno dopo l'altro, cosi mi calmo fino alla volta successiva"


David Grossman, "Qualcuno con cui correre"
"Hai mai avuto l'impressione di aver passato la vita a prendere costantemente decisioni sbagliate?

O, peggio ancora, senza prendere mai nessuna decisione?


A un certo punto ti rendi conto che ci sono stati periodi in cui avresti potuto riuscire.... che so,ad aiutare qualcuno:ma non hai avuto il coraggio.O no?"[..]

"oppure,sempre peggio,ti sei mai chiesto che senso abbia in assoluto,prendere delle decisioni,visto
che il mondo è governato da maniaci e visto che ci troviamo tutti quanti in balia di interessi che sfuggono al nostro controllo,e non possiamo sapere in quale momento ci succederà qualcosa di tremendo tipo,che so io,una guerra?" [..]


"ho l'impressione...si,che ho bisogno di andarmene e ricominciare tutto daccapo.



"Ti viene mai questa sensazione?"




L'amore non guasta, Jonathan Coe
L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà: se ce n'è uno, è


quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che

formiamo stando insieme.

Due modi ci sono per non soffrirne.


Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al


punto di non vederlo più.






Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui:


cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno non è inferno, e



farlo durare, e dargli spazio.
Non ho mangiato nulla.
Nulla.
Per giorni non mangio nulla.
Mi dimentico.


Le parole mi grattano il palato, mi scorticano. Hanno spigoli duri che mi tagliano dentro. Parlare anche solo di cose inutili certe volte è impossibile. Parlare, a volte, è uno sforzo immane.


Il mio silenzio, il mio desiderio di solitudine, ti stremavano.


Immagino. Creo la storia, mento.


Dalla mia camera guardo fisso fuori dalla finestra. Fuori dai vetri: linee aguzze, luce gelida. Un inverno spietato.
Apro la finestra e respiro. Tengo le mani fuori. Le mie mani diventano rosse e insensibili. Me le appoggio sulle guance e mi bruciano la pelle. Come graffi.


Volevo scrivergli tutto, ogni parola che non riuscivo a dire a voce.




Parole di colpo affilate e scintillanti come coltelli. Ogni volta che parliamo uccidiamo qualcosa, qualcuno. Siamo stanchi di colpire per uccidere. Siamo assassini che ritornano sul luogo del delitto, uomini che hanno dimenticato il sangue versato, ricordiamo solo la profondità delle ferite, la polpa distrutta sotto la pelle lacerata. Potremmo parlare dei nostri padri, ma non lo facciamo. Lasciamo che le parole diventino mute, che i coltelli si spacchino.

Non sappiamo di cosa soffriamo, il nome della malattia l'abbiamo perso, dimenticato.


Il deserto sotto i nostri piedi è troppo vasto, siamo animali che giriamo in tondo, abbiamo confuso la rotta. Le stelle in cielo non ci dicono più niente, il nord è diventato il sud. Ci siamo persi per la strada.


"Il silenzio che viene alla fine"
"Gli uomini si dividono in due categorie: quelli che si mettono comodi. E appassiscono. E gli altri.

Io faccio parte degli altri.


In ultima analisi, dico io, la vita è una favolosa rottura di coglioni.
Ma su cosa dobbiamo concentrarci? Sulla rottura di coglioni? O sul favoloso?
I comodi si adagiano sulla rottura di coglioni. Li rassicura. Come il telegiornale alle otto.
Gli altri, li vedi, si catapultano in strada a tutte le ore, valicano il favoloso. E non lo trovano, perché lo hanno già vissuto. Ma fanno finta che questo preveda il bis. Non è così. Però non lo sappiamo veramente. E allora, giù a provarci, senza tregua, come drogati. E, come per tutti i drogati, la strada per il favoloso è costellata da intermezzi e arcobaleni di squallore, di umiliazioni, di pochezza, di elemosine e di bruttezze.


Poi, ad un tratto, si matura, che brutta parola però, immonda, la maturazione, e tuttavia si capisce.

























Comprendi, nella sua essenza più intima, cos’è il favoloso lontano dalla cripta dorata dell’adolescenza.


Il favoloso dell’età adulta è proprio lo squallore, l’umiliazione, la pochezza e la bruttezza."




Paolo Sorrentino, Hanno tutti ragione
"[...]Non è paura, proprio paura..è un pò diverso...la paura viene da fuori, questo io l'ho capito, tu sei lì e ti arriva addosso la paura, ci sei tu e c'è lei...è così..c'è lei e ci sono anch'io,.......... e invece quel che succede a me è che d'improvviso io non ci sono più, c'è solo più lei..che però non è paura..io non so cosa sia, voi lo sapete?
[...]
E' un pò come sentirsi morire. O sparire. Ecco: sparire. Sembra che gli occhi ti scivolino via dalla faccia, e le mani diventano come le mani di un altro, e allora tu pensi cosa mi sta succedendo?, e intanto il cuore ti batte dentro da morire, non ti lascia in pace..e da tutte le parti è come se dei pezzi di te se ne andassero, non li senti più..insomma te ne stai per andare, e allora io mi dico devi pensare a qualche cosa, devi tenerti aggrappata a un pensiero, se riesco a farmi piccola in quel pensiero poi tutto passerà, bisogna solo resistere, ma il fatto è che..questo è davvero l'orrore..il fatto è che non ci sono più pensieri, da nessuna parte dentro di te, non c'è più un pensiero ma solo sensazioni, capite? sensazioni.. e quella più grande è una febbre infernale, è un tanfo insopportabile, un sapore di morte qui nella gola, una febbre, e una morsa, qualcosa che morde, un demonio che ti morde e ti fa a pezzi, una..
[...]
Padre Pluche dice che io in realtà dovevo essere una farfalla notturna, ma poi c'è stato un errore, e così sono arrivata qui, ma non è esattamente qui che dovevano posarmi, e così adesso è tutto è un pò difficile, è normale che tutto mi faccia male, devo avere molta pazienza e aspettare, è una cosa complicata, si capisce, trasformare una farfalla in una donna.....


[...]"

martedì 27 settembre 2011

"Per me è importante come le stringhe delle mie scarpe.
Sempre lì, sempre incrociate tra i buchi.
Tutto crolla quando se ne va.
Non riesco a camminare.
Inciampo e cado e lecco per terra."
[...]



Zoe Trope
Non mi piacciono gli scudi, le spade, e neanche, a dire il vero, le pistole, le mitragliatrici, le bombe a mano, quindi ragionare in termini di guerra non mi va.

-- Dacia Maraini



"non ce l'ho con te, Miles. Sono queste schifezze di compromessi che dobbiamo mandare giù tutti i santi giorni. Non arriviamo mai alla verità perchè siamo troppo occupati a fare concessioni. Finisci per non dire mai quello che pensi, e ti limiti a dire quello che credi che l'altro voglia sentirsi dire. Ti fabbrichi una verità diversa per ciascun contesto. Con un gruppo di conservatori non parlerai di socialismo, e non parlerai di conservatorismo con un gruppo di socialisti. E se vuoi parlare di religione ti ritroverai a dire cose completamente diverse a seconda che tu stia discutendo con un buddhista, con un cristiano o con un ateo.Se chiedi un'opinione a un professore, l'opinione che riceverai sarà professionale, se la chiedi a un dottore sarà medica, se la chiedi a un avvocato sarà legale. Nel momento stesso in cui diventiamo socialmente attivi sacrifichiamo l'onestà, l'integrità e la neutralità all'impulso di evitare il conflitto."

(l'amore non guasta)
Per me la cosa più giusta che può fare un uomo oggi, è mettersi in crisi.


Gli uomini che mi piacciono sono quelli che hanno il coraggio di rompere col proprio ruolo................... che sono incerti, disperati, insicuri, e non sanno che pesci prendere.
-- Dacia Maraini
















Che sollievo. Il sollievo dell'armatura che scopre dentro di sé un cavaliere ancora vivo.
-- David Grossman



Rapiti...
in questa notte di luna.
In questa notte di stelle.
Ci ritroviamo in un luogo
che sa di magia.



Granelli di sabbia. Distese infinite.
Corse a perdifiato...
Ansimanti, cadiamo
sulla sabbia bagnata.
Carezze e solletico...
schiuma di mare
lambisce i nostri corpi.
Un gioco innocente
sfocia in passione.



Un luogo...
Tempo scandito dai battiti del cuore.
Distanze
che non hanno più ragione d'essere.
Non esiste nient'altro.


Fantasia, realtà: tutto si fonde.
Parole, pensieri, desideri, utopie:
è tutto lì, a portata di mano.
Il Tutto siamo ... Noi.



Mano nella mano
in questo viaggio
attraverso l'infinito.


Un viaggio, al centro della mente.
Passando attraverso il cuore
e sfiorando l'anima.


"Un viaggio" - dal libro "Entro a fare due passi - Fra le pieghe dell'anima" di Barbara Brussa

Dopo aver fatto l'amore, dormiremo abbracciati. La tua schiena contro il mio ventre. E io stringerò le dita dei piedi attorno alle tue caviglie, come delle mollette, perché tu non possa volar via la notte. Saremo come un'immagine in un libro di scienze: un frutto tagliato a metà, tu la buccia e io il torsolo.
-- David Grossman
 
 
 

sabato 24 settembre 2011

Φησίν σιωπών

Poi dopo io, quasi mai, ho detto a qualcuno che la (lo) amavo. Nemmeno, quasi mai, che le (gli) volevo bene. Mi succede solo adesso, ultimamente, con la bambina di cinque anni. Ti voglio bene, le dico. E lei sbuffa e mi risponde Lo so già.





Paolo Nori


La forza delle donne deriva da qualcosa che la psicologia non può spiegare. Gli uomini possono essere analizzati, le donne …solo adorate.

 O. Wilde

giovedì 22 settembre 2011

E tutto quello che devi fare è metterti le cuffie, sdraiarti per terra e ascoltare il cd della tua vita, traccia dopo traccia. Nessuna è andata persa, tutte sono state vissute, e tutte, in un modo o nell’altro, servono ad andare avanti.. Non pentirti, non giudicarti! Sei quello che sei e non c’è niente di meglio al mondo. Pause, rewind, play.. e ancora, e ancora, e ancora..




 Non spegnere mai il tuo campionatore, continua a registrare, a mettere insieme i suoni per riempire il caos che hai dentro.. E se scenderà una lacrima quando riascolti, beh, non avere paura: è come una lacrima di un fan che ascolta la sua canzone preferita!





Federico Moccia, Tre metri sopra il cielo
Il grande dono che ci è stato dato è il libero arbitrio, cioè poter scegliere. Scegliere vuol dire semplicemente avere due strade davanti e decidere di imboccarne una anziché l'altra. Vuol dire anche saper rinunciare: non so cosa c'era nell'altra strada, né mai lo saprò perché l'ho lasciata alle spalle e non posso più tornare indietro.

Ti ricordi il finale di "Va' dove ti porta il cuore"? "E quando poi davanti a te si apriranno tante strade, e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso ma siediti e aspetta [...] Aspetta ancora."

Sedersi, aspettare. Due parole così lontane dal nostro consumo frenetico del tempo! Non parliamo poi dello stare in silenzio. Eppure sono proprio queste tre condizioni che ci aiutano a prendere la giusta direzione.
L'immobilità, la pazienza e il silenzio.

Perché, per scegliere, è necessario eliminare tutto il chiacchericcio circostante, i modi di pensare comuni, banali, i luoghi e i modi della convenienza. Bisogna andare al fondo di se stessi e mettersi in ascolto. Si deve essere capaci di attendere con pazienza e umiltà, perché la coscienza profonda è schiva come un animale selvatico e spesso altri richiami - voci, consigli, oracoli - cercano di sovrastarla. E ancora, fare una scelta consapevole - come hai notato con il tuo "è tremendo ricominciare tutto daccapo" - rende comunque la vita più difficile.

Perché le scelte costruiscono un percorso. Un percorso che si rivela ben più aspro del semplice farsi trasportare dalla corrente.


Susanna Tamaro, Più fuoco più vento






mercoledì 21 settembre 2011

Donne con LE PALLE !!!


Buonanotte al secchio. È tutta colpa del corpo calloso. Altro che cucche. Noi baiadere non solo abbiamo fianchi consistenti, polpacci da lottatore di sumo e pancette da piccolo buddha, ma anche un corpo calloso più spesso. Che sarebbe a dire che con gli anni ci abbiamo fatto il callo? Anche. Ma Piero Angela la spiegherebbe diversamente. Praticamente nelle donne il fascio di fibre nervose che collega l'emisfero destro a quello sinistro del cervello è più voluminoso. Questo significa che pensiamo più in fretta, parliamo più veloce e facciamo prima a darci una mossa. Gli uomini invece, avendocelo piccolo piccolo, il corpo calloso intendo, non possono contare su connessioni rapide degli emisferi. Quindi riescono a fare una sola cosa per volta. E a pensare un solo pensiero. E son pure pieni di fisime. È per via dello stramaledetto corpo calloso che nel lasso di tempo che impiega il nostro boy a cambiare le pile dell'orologio a muro noi sparecchiamo la tavola, prepariamo il caffè, stendiamo il bucato, raschiamo le carote, scendiamo il cane, concimiamo le begonie e telefoniamo all'amante. Il mio visir. Adesso vi racconto. In autostrada quando arriva al casello abbassa l'autoradio. Normale? Be', sarebbe normale se lo facesse per sentire chiaramente quel che dice il casellante. Peccato che noi abbiamo il telepass. Il benedetto, santissimo telepass. Bippp... Lui non ce la fa a superare il casello e ad ascoltare gli Steely Dan contemporaneamente. E io son lì col mio corpo calloso che freme. E allora chiudo gli occhi e penso positivo. Penso che forse è proprio grazie a lui, a quel ponticello del cervello, che col tempo noi donne ci siamo emancipate.
Abbiamo raggiunto la quasi parità. E quando riusciamo a fare le cose per benino ci dicono pure che siamo donne con le palle. Mammamia che orrore. Io non voglio essere una donna con le palle. Le tette mi bastano e avanzano. Non so voi ma io non l'ho mai avuta 'st'invidia del pene. Ho avuto nostalgia, qualche volta. Ma chi lo vuole? Lo stimo, il pene. È un bell'articolo, per carità. Sa essere divertente quando si impegna. Quando non ha bisogno di un viagra station wagon. Ma che rimanga lì dove è sempre stato. Non mi interessa assolutamente. Neanche in saldo. Io voglio rimanere una donna normale. Che non si fa mettere i piedi in testa ma sa tollerare. Invece adesso serpeggia tra il gentil sesso 'sta mania della rivincita. Vogliamo avere sempre ragione. Anzi. Riprenderci la ragione. Non essere felici. Eppure ce l'abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi. È di questo che si muore. Si muore nell'ostinato tentativo di avere ragione. Ma la ragione non è mai tutta da una parte. Con il corpo calloso che ci ritroviamo dovremmo capirlo, no? Per avere ragione si è disposti a tutto. Anche a guastare la vita propria e quella degli altri. Io ho deciso. Non voglio avere ragione. Voglio essere felice.


Luciana Littizzetto, Col cavolo

Ti amo quando hai freddo e fuori ci sono trenta gradi, ti amo quando ci metti un'ora ad ordinare un sandwich, amo la ruga che ti viene quando mi guardi come se fossi pazzo. Mi piace che dopo una giornata passata con te sento ancora il tuo profumo sui miei golf e sono felice che tu sia l'ultima persona con cui chiacchiero prima di addormentarmi la sera.

E non è perché mi sento solo, e non è perché è la notte di Capodanno. Sono venuto stasera perché quando ti accorgi che vuoi passare il resto della vita con qualcuno, vuoi che il resto della vita cominci il più presto possibile.




Tratto dal film Harry, ti presento Sally di Rob Reiner


Ah, certo, avrei potuto vivere in un altro modo, e fare contenta te, papa', Fedy, le nonne - tutti quanti. Sarebbe stato facile, molto più facile, credimi. Non avrei dovuto tare niente, se non rispettare un paio di regole facili facili, non sarei stata mai più sola, avrei solo dovuto essere uno nel gregge. Ma è questo che ti aspettavi veramente da me, mamma? Io non credo.
Tu mi volevi speciale - come te. Ah, sì, avrei potuto fare come tutti gli altri - aspettare il mio turno, marciare al passo, non si può fermarsi all'improvviso, e nemmeno deviare — solo fare ciò che è previsto, ma io invece ho cercato di fare proprio questo - ho preso un'altra strada... Non ho voluto abituarmi - reagire come il pezzo di una macchina, e nemmeno accettare di vivere come nel sonno - senza mai dover aprire gli occhi. Io li ho aperti, gli occhi, mi sono svegliata.
È vero che è stato un incubo, questo viaggio. È stato un incubo vivere in America, e quando sono scappata - cosa che ti sembra così offensiva perché i generali non fuggono, suppongo - di notte ero quasi congelata, e quanto mi avrebbe fatto comodo una luce, una casa, il profumo di una zuppa fumante, invece ero nel bosco, nel gelo, ma lo preferivo alla vita là fuori, che era solo una menzogna - una prigione, mamma! Sì, potevo avere tutto, se mi comportavo in modo conforme alle regole, la legge esercita un potere anonimo ma inesorabile.
Ma ho preferito starmene al gelo - là fuori, perché non voglio vivere in quel modo. Negli ultimi tempi ho visto molte prigioni, è vero - e non me ne vergogno, non lo nasconderò, non sperarlo - lo scriverò sui giornali e nei libri - lo dirò a tutti. Io non ho voluto viverla quella vita, mamma, io ho voluto essere libera. Ho scelto la solitudine, il coraggio di accettare quello che sono, senza negare di sapere che il mio amore è disperato, io l'ho accettato e sono restata coraggiosa. È questo che intendo.


Melania G. Mazzucco, Lei così amata

giovedì 15 settembre 2011

Le cose più inaspettate sono sempre dietro l'angolo. 
E tra tutti i doni che ho davanti a me, questo pensiero, in questo momento della mia vita, è il più prezioso. 
E così si ricomincia da capo.
Harry Stevenson (Morgan Freeman)  dal film "Feast of Love" di Robert Benton
Io credo che esistano delle cose che sappiamo "giuste". Anche se non sono così giuste per il nostro "io" perché fanno un male terribile. Scelte che "dovremmo" prendere coscientemente perché sono la "cosa giusta". Un dono che abbiamo il "dovere" di fare, se non per noi, per gli altri. A me è capitato, non è stato indolore ma è stato "giusto". Se anche scende qualche lacrima amara cerco di consolarmi pensando che "doveva" andare così.
-- Silvana Stremiz
 
AGIRE IN FUNZIONE DELL'AMORE E' MINIMAMENTE UNA QUESTIONE DI FORMA.
 
E' UNA QUESTIONE DI QUALITA' DELL'ESSERCI
 
 
 

martedì 6 settembre 2011

Ti do per quello che sono
né più né meno
di ciò che posso
per i miei pregi e difetti
e le incertezze
che mi compongono.
Ti offro la possibilità
di un futuro possibile,
il coraggio di chi osa
la paura di chi non sa
la passione di chi ama,
un sogno per la vita.
Ti do per quello che sono
per quello che posso
per quello che ho,
forte fragile determinata
timida e coraggiosa
passionale fino in fondo
misteriosa e lunatica.
Ti offro quello che c'è,
semplicemente la mia anima
spoglia di ogni ipocrisia,
colma di sogni e speranze
di sincerità di chi ti ama
di fiducia di chi in te crede
e tante pagine bianche
dove scrivere di noi.
Quello che ti offro
è una parte di "me"
per una parte di "te".



http://www.youtube.com/watch?v=yPHv8TY66OM&feature=related

Ti regalo un po' di me _ Silenzi fatti d'amore _ Tormenti fatti di passioni _ Sogni fatti di NOI...

Silvana Stremiz - "L'Anima Nuda

venerdì 2 settembre 2011

La storia dell'Uomo è anzitutto e soprattutto una storia di coraggio: la prova che senza il coraggio non fai nulla, che se non hai coraggio nemmeno l'intelligenza ti serve.
-- Oriana Fallaci

"Non lo so dove vanno le persone che muoiono, ma so dove restano".
Margaret Mazzantini